Circa il 20% della popolazione italiana ha difficoltà a digerire determinati alimenti. Si parla infatti di sindrome dell’intestino irritabile (SII), che una volta veniva definita “colite spastica” o “colon irritabile”.

Milioni di persone che a ogni boccone si chiedono se avranno dei crampi intestinali, dolori e gonfiori addominali, oppure se devono correre in bagno dopo poco tempo.

L’intestino oggi è noto come il nostro secondo cervello. Il Prof. Silvio Danese, gastroenterologo e Resp. del Centro Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali di Humanitas, ricorda ai suoi pazienti che la parola detta lentamente “in-testino” in effetti fa pensare ad una piccola testa dentro la nostra pancia!

La sindrome dell’intestino irritabile è una condizione molto comune e debilitante, purtroppo interferisce con la vita quotidiana e con le relazioni sociali, generando una difficoltà oltre che fisica anche psicologica e compromettendo anche la capacità lavorativa. Spesso amici e famigliari non riescono a percepire la gravità della situazione, minimizzando il disagio e la sofferenza anche emotiva.

Solo stress? NO!

I sintomi non sono specifici e possono risultare difficili da diagnosticare, spesso vengono erroneamente associati solo a cause di natura psicologica. La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo funzionale dell’intestino e si presenta tipicamente con un fastidio o forte dolore addominale, che migliora dopo l’evacuazione; la funzione intestinale può essere alterata, frequentemente il paziente alterna giorni di diarrea a giorni di stitichezza.

Spesso i pazienti riferiscono una riduzione della qualità della vita e circa il 60% di essi lamenta anche debolezza ed affaticamento, oltre a emicrania, ansia, depressione, insonnia, fibromialgia, cistite e problemi nella sfera sessuale.

I Sintomi si possono ripresentare? SI!

Il colon irritabile ha generalmente un andamento cronico con carattere fluttuante e nel corso degli anni le riacutizzazioni dei sintomi coincidono con eventi stressanti, sia di tipo fisico (es. interventi chirurgici, infezioni virali o batteriche), che di tipo psichico (es. stress, separazioni, lutti).

La SII ha un’incidenza maggiore nelle donne, ne sono interessate in misura doppia rispetto agli uomini.

Come si diagnostica e si cura?

Per il momento non esistono esami specifici per diagnosticare se una persone soffre di questa sindrome, per questo è necessario un percorso diagnostico di esclusione rivolgendosi al proprio medico curante e/o ad un medico specialista come il gastroenterologo, in grado di indicare gli esami da eseguire e valutare la storia clinica del paziente.

E’ importante ricordare che non si tratta di una malattia grave ma comunque fastidiosa dovuta ad un intestino “capriccioso”. Tuttavia non esiste una cura e i trattamenti disponibili mirano all’eliminazione/attenuazione dei sintomi. Non esiste un protocollo standard e universale, perché i trattamenti dipendono dai sintomi e, soprattutto, dalle reazioni di ciascuna persona.

Oltre ai farmaci specifici, il miglior rimedio è uno stile di vita corretto: seguire un’ alimentazione sana, evitare gli eccessi, limitare l’uso delle spezie, variare il cibo, evitare l’alcool e il fumo, associare un regolare esercizio fisico come una camminata di 20-30 minuti utile a riattivare la motilità del colon.

Recentemente è stato dimostrato che l’assunzione di alcuni carboidrati, in particolari zuccheri, poco assorbiti nell’intestino e che determinano la formazione di gas, scatenano i sintomi del colon irritabile.  Questi carboidrati sono chiamati FODMAPs – Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols. Si tratta di oligo-mono-disaccaridi (zuccheri) fermentabili e polioli, contenuti in diversi alimenti ed in grado di irritare l’intestino.

L’acronimo FODMAP significa :

  • F = Fermentanti (fermentescibili);
  • O = Oligosaccaridi (fruttani e galatto-oligosaccaridi);
  • D = Disaccaridi (lattosio);
  • M = Monosaccaridi (fruttosio in eccesso al glucosio);
  • A = And (e);
  • P = Polioli (sorbitolo, mannitolo, xilitolo e maltitolo)

Diversi studi dimostrano l’efficacia di una dieta a basso contenuto di FODMAPs per i soggetti con sintomatologia gastro-intestinale di tipo «funzionale» come la SII, dopo aver escluso allergie, celiachia e intolleranza al lattosio o altre lesioni organiche. Quindi, una volta escluse altre patologie, il gold standard per la terapia rimane la dieta di eliminazione da effettuare per almeno 3-4 settimane. Durante questo periodo è consigliato tenere un diario dei sintomi, dove annotare anche gli alimenti consumati.

Cosa mangiare?

Per stare meglio, è utile evitare gli alimenti che provocano fermentazione come i farinacei, i legumi e, tra le verdure, il cavolo e i suoi derivati. E’ consigliato anche ridurre il consumo di caffè e di cibi piccanti.

Gli alimenti ad alto contenuti di FODMAPs comprendono: frutta con fruttosio in eccesso di glucosio (mele e pere), alimenti con fruttani (cipolle, asparagi, carciofi, frumento), cibi che contengono raffinosio (lenticchie, cavoli) ed infine cibi contenenti sorbitolo (prugne, dolcificanti artificiali).

 

CIBI DA EVITARE –> CONSULTA LA LISTA

CIBI PERMESSI –> CONSULTA LA LISTA

 

La dieta a basso contenuto di FODMAPs potrebbe risultare utile anche per le persone che, dopo aver scoperto di essere intolleranti al lattosio, continuano a lamentare sintomi principalmente gastro-intestinali simili a quelli del malassorbimento di lattosio. E’ necessario consultare il proprio medico per capire come tornare ad avere un intestino sano, magari con l’utilizzo anche di probiotici mirati a riportare in equilibrio la proprio flora intestinale.

Una dieta a basso contenuto di FODMAPs ha un notevole impatto sul microbioma, quindi è necessario essere seguiti da professionisti per monitorarne l’andamento e non incorrere in carenze come di calcio o di altri nutrienti.

 

Attenzione! Tutte le informazioni sopra riportate sono da intendersi come indicazioni generali. Prima di intraprendere qualsiasi piano alimentare consultare il proprio medico e rivolgersi ad un nutrizionista esperto per non incorrere in eventuali carenze nutrizionali.

 

Dr.ssa Maria Sole Facioni, PhD

 

 

Bibliografia:

Gibson PR, Shepherd SJ. Evidence-based dietary management of functional gastrointestinal symptoms: The FODMAP approach. J Gastroenterol Hepatol. 2010 Feb;25(2):252-8

Chey, W. D., Kurlander, J., & Eswaran, S. (2015). Irritable Bowel Syndrome – A Clinical Review. Journal of the American Medical Association, 313(9), 949.

https://www.humanitas.it/malattie/sindrome-dell-intestino-irritabil

La dieta FODMAP. Cinzia Cuneo. Sperling&Kupfer