Nell’ultimo articolo vi abbiamo parlato di allergia alimentare, grazie al contributo dei nostri Amici dell’Associazione Cibo Amico.

Oggi vogliamo proseguire la tematica (che ha suscitato molto interesse!) con l’approfondimento sui test di diagnosi, sottolineando la differenza con la diagnosi per intolleranza al lattosio (eseguita con Breath test e test genetico).

L’allergia alimentare viene diagnosticata sulla base della storia clinica del paziente e studiata mediante una o più indagini aggiuntive:

  • Test allergologici sulla cute: Skin Prick Test e il Prick by Prick Test
  • Test allergologici sul siero: ImmunoCAP (detto impropriamente RAST Test) e test molecolari (Microarray ISAC, FABER, ALEX)
  • Test di Provocazione Orale (TPO)

Scopriamo insieme le caratteristiche di questi esami.

Lo Skin Prick Test e il Prick by Prick Test sono test cutanei semplici ma affidabili, che non provocano dolore, e hanno un rischio quasi nullo di scatenare reazioni gravi. Sono utili all’allergologo per valutare un’eventuale sensibilizzazione alle proteine del latte. Entrambi i test possono essere condotti ad ogni età. L’unica accortezza che bisogna avere è la sospensione qualche giorno prima dei farmaci che possono alterare l’esito degli esami (ad es. antistaminici e alcuni sedativi della tosse).

Come si esegue lo Skin Prick Test?

Si esegue posizionando una goccia di estratto di allergene sulla cute dell’avambraccio (o del dorso o della coscia in caso di pelle lesionata o bambino piccolo) e pungendo la stessa con una lancetta sterile monouso. La cute viene forata in superficie senza provocare né sanguinamento né dolore. 

A dimostrazione del corretto funzionamento del test sulla pelle vengono applicate due gocce, una con istamina (controllo positivo) e una con soluzione salina (controllo negativo).

Il test può generare lieve fastidio e/o prurito. L’area del test non deve essere toccata finché l’allergologo non avrà letto l’esito dell’esame che avverrà 15-20 minuti dopo l’inizio del test. Se è presente una sensibilizzazione, sulla pelle apparirà un “ponfo” (ossia un rigonfiamento cutaneo pruriginoso con o senza alone rossastro) in corrispondenza dell’allergene interessato. 

In caso di Skin Prick Test negativo è possibile ricorrere al Prick by Prick Test, che utilizzando direttamente l’alimento fresco in genere è più sensibile. In questo caso la lancetta sterile monouso viene immersa nel cibo da testare e poi usata per pungere l’epidermide del paziente o, nel caso specifico del latte, si pone una goccia di latte sulla cute e poi si usa la lancetta per scalfire la cute sotto la goccia. 

I falsi negativi dello Skin Prick Test possono essere dovuti sia alla possibile scarsa stabilità della soluzione allergenica sia all’alterazione della composizione della fonte allergenica dovuta alla processazione industriale sia alla mancanza della proteina specifica coinvolta nella reazione allergica. 

Fra i test allergologici sul siero troviamo ImmunoCAP, un test immunoenzimatico che ancora oggi viene spesso erroneamente chiamato RAST Test (acronimo di RadioAllergoSorbent Test, il test tradizionalmente più utilizzato, ma che oggi è ormai sostituito praticamente ovunque dall’ImmunoCAP, più moderno e sensibile). 

L’immunoCAP è in grado di dosare le IgE specifiche per una fonte allergenica nel sangue (es. per il latte si potranno testare le alfa-lattoalbumine e le beta-lattoglobuline). Le IgE (o Immunoglobuline E) fanno parte di una particolare classe di anticorpi che gioca un ruolo fondamentale nelle reazioni allergiche.

Quando si esegue l’immunoCAP?

Questo è un esame di secondo livello, questo significa che viene fatto quando:

  • I test cutanei sono negativi (falsi negativi) anche in presenza di sintomi;
  • La pelle è molto lesionata e non è possibile eseguire i test cutanei;
  • Si stanno assumendo farmaci per cui i test cutanei non sono attendibili.

Per l’esecuzione dell’ImmunoCAP non occorre essere a digiuno. 

I TEST MOLECOLARI, al contrario, sono in grado di determinare la sensibilizzazione verso singole molecole allergeniche presenti in un alimento (ad es. per il latte caseina, alfa-lattoalbumina, beta-lattoglobulina, siero albumina e transferrina, che sono PLV, acronimo di Proteine del Latte Vaccino) e di indagare numerose fonti allergeniche con un singolo prelievo di sangue. Questa indagine è particolarmente utile nei casi di polisensibilizzazione: alcuni pazienti, infatti, reagiscono a molecole con struttura simile presenti in fonti allergeniche diverse (cross-reattività).

L’interpretazione dei test molecolari richiede solide conoscenze e competenze dell’allergologo. Pertanto, qualora lo specialista valutasse l’utilità dei test molecolari nella diagnosi, procederebbe alla prescrizione.

Sia i test cutanei che sierologici possono dare dei falsi positivi, nel senso che i test risultano positivi, ma non ci sono reazioni all’ingestione, contatto cutaneo e/o inalazione dell’alimento. Molto importante è sapere che in tal caso si parla esclusivamente di sensibilizzazione, non di allergia alimentare, e in genere gli alimenti non vanno eliminati dalla dieta. Occorre seguire una dieta di esclusione dell’allergene se e solo se oltre alla positività dei test allergologici sono presenti anche i sintomi. 

Compito del medico allergologo è togliere dalla dieta solo ed esclusivamente ciò che genera sintomi cercando di non eliminare intere categorie di alimenti.

Per ultimo troviamo il TPO o Test di Provocazione Orale, ad oggi l’unico test in grado di confermare in modo certo e indiscutibile l’allergia alimentare. Il TPO è considerato il gold standard nei pazienti in cui la storia clinica e i test diagnostici (sia di tipo cutaneo che sierologico) non sono sufficienti ai fini della diagnosi. 

Come si esegue il TPO?

Il TPO consiste nella somministrazione orale dell’allergene sospetto a dosi incrementali e può essere aperto, in singolo cieco o in doppio cieco contro placebo. Si definisce aperto quando sia il paziente sia il medico sono a conoscenza dell’alimento somministrato. Singolo cieco è quando solo il medico sa se il paziente sta assumendo l’allergene o il placebo. Doppio cieco contro placebo è quando né il medico né il paziente sono a conoscenza della natura dell’alimento offerto, è quindi necessaria una terza persona che sappia cosa il paziente stia assumendo.

Il TPO non è esente da falsi negativi: l’anafilassi indotta da esercizio fisico o da sforzo ne rappresenta un classico esempio. Il TPO è ad elevato rischio di reazioni, pertanto deve necessariamente essere eseguito in condizioni strettamente controllate. Il Test di Provocazione Orale è un test di terzo livello, questo significa che, in ordine, viene eseguito dopo i test cutanei (test di primo livello) e i test sul siero (test di secondo livello).

 Il TPO è utile sia agli esordi dell’allergia alimentare sia a definire l’acquisizione di tolleranza dopo un certo periodo di dieta di eliminazione dell’allergene. L’allergia alle proteine del latte è infatti molto comune nei primi anni di vita e nell’80% dei casi si risolve spontaneamente con la crescita.

 

L’associazione CIBO AMICO Allergie Alimentari ed Anafilassi è disponibile e felice di poter aiutare quanti abbiano dubbi o siano alla ricerca di chiarimenti/informazioni. 

CIBO AMICO Allergie Alimentari ed Anafilassi è una onlus costituita nel 2009 a tutela di bambini e giovani con allergie alimentari, molti dei quali seguiti presso il reparto di allergologia dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. CIBO AMICO vuole far conoscere l’allergia alimentare, sostenere i diritti delle persone allergiche ed offrire aiuto con lo scambio di esperienze, suggerimenti, ricette e molto ancora. 

Il nostro Website: www.ciboamico.it

Siamo anche social: seguici su Facebook (Cibo Amico Allergia Alimentare e Anafilassi) e Instagram (ciboamico)!

 

Dr.ssa Rachele Cesaroni

biologa e Vicepresidente CIBO AMICO Allergie Alimentari ed Anafilassi



Fonti:

Alessandri C, Scala E, Zennaro D, Ferrara R, Bernardi ML, Mari A. La diagnostica molecolare in allergologia. Rivista di Immunologia e Allergologia Pediatrica 2010; 11-20.

Arasi S, Pajno G, Calamelli E, Kantar A. Le prove allergologiche: Skin Prick Test. Rivista di Immunologia e Allergologia Pediatrica 2015; 36-37.

Berti I, Bergamini M, Calzone L, Dello Iacono I, Galli E, Martelli A, Tripodi S, Calvani M. Caratteristiche dei test di provocazione orale per alimenti in Italia. Studio retrospettivo multicentrico. Rivista di Immunologia e Allergologia Pediatrica 2010; 8-14.

CIBO AMICO Allergie Alimentari ed Anafilassi. Siamo Allergici all’Ignoranza. 2017.