La lattasi è un enzima, anzi, l’enzima fondamentale per digerire lo zucchero lattosio.

Abbiamo già parlato degli enzimi e del loro ruolo: sono sostanze proteiche che facilitano le reazioni chimiche del nostro organismo e sono necessarie per una molteplicità di cose, come ad esempio nella digestione, permettendo così di assimilare i nutrienti e di scartare ciò che non è necessario per il nostro corpo.

In questo caso, la lattasi è l’enzima fondamentale nel processo di digestione del lattosio nei suoi elementi più semplici che lo compongono, successivamente utilizzati a scopo energetico (e non solo) nel nostro corpo. La lattasi viene prodotta nel piccolo intestino (sia negli umani, sia in altri mammiferi) ed è essenziale per la digestione dello zucchero tipico del latte e derivati: scinde il lattosio in glucosio e galattosio, i quali possono essere così assorbiti mediante le pareti intestinali ed inviati nel flusso ematico.

Perché siamo carenti di questo enzima o lo diventiamo?

L’uomo nasce con unelevata quantità di lattasi sufficiente a digerire la grande quantità di lattosio presente nel latte materno, ma dopo lo svezzamento la sua espressione diminuisce se geneticamente programmata con una conseguente sua minore quantità nella parte iniziale dell’intestino tenue (chiamata duodeno), causando i sintomi tipici del tratto gastro-intestinale (condizione definita ipolattasia o intolleranza al lattosio primaria).

Una carenza temporanea dell’attività della lattasi (definita intolleranza al lattosio secondaria) può avvenire anche in seguito a malattie o condizioni che danneggiano la mucosa intestinale, ad esempio gastroenteriti, celiachia, interventi chirurgici, disordini nutrizionali, ecc.

Veniamo però a quello che ci interessa più da vicino: l’utilizzo della lattasi come integratore alimentare e come valido aiuto nella gestione della nostra intolleranza al lattosio nella vita quotidiana.

L’ enzima lattasi come integratore alimentare

L’enzima digestivo lattasi è possibile acquistarlo principalmente in farmacia o in para-farmacia (oggi anche online), sotto forma di compresse o capsule, generalmente classificato come integratori alimentari di lattasi (a parte un solo prodotto ad oggi registrato inItalia come farmaco nell’elenco dell’AIFA). Il vantaggio principale è quello di potersi tutelare con l’assunzione di una o più compresse di lattasi quando non siamo sicuri di cosa ci accingiamo a mangiare e, generalmente, questo accade fuori  dalle mura domestiche. Altrimenti, sono utili quando ci vogliamo togliere uno sfizio e decidiamo di giocarci il “jolly” per mangiare un piatto o un gelato che contiene lattosio, latte e derivati.

Attenzione però al dosaggio, all’inizio non è così facile regolarsi! Ovviamente più unità enzimatiche sono contenute nell’integratore, più lattosio permette di digerire, ma non è importante solo questo. La digestione del lattosio dipende da molti fattori tra cui principalmente la quantità di lattosio presente nel piatto e la quantità di lattasi che la compressa ha al suo interno, oltre che alla quantità di lattasi residua rimasta “attiva” nel  proprio intestino e tante altre caratteristiche sia del nostro organismo sia della composizione dell’integratore di lattasi. La lattasi funziona meglio entro intervalli limitati di temperatura e pH.

Ricordiamo che non vi è una definizione univoca della quantità di enzima contenuto in una dose commerciale.

Il contenuto di lattasi viene indicato in questi integratori con diverse unità di misura tra cui FCC, ALU, UL oppure U

ALU = FCC = FCC ALU = UL = U

Attenzione è diverso da ALU/g (questa dicitura esprime la concentrazione ovvero la quantità di enzima su grammo di principio attivo)

E’ importante tener presente anche la capacità che ha l’enzima di giungere, senza compromettere la sua funzionalità, nell’intestino. Per questo è importante il confezionamento, differenziando la compressa dalla capsula (tra cui capsula a rilascio ritardato e capsula a rilascio immediato).

L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha approvato il claim per gli integratori di lattasi secondo cui la lattasi migliora la digestione del lattosio in persone che hanno difficoltà a digerire questo zucchero. Il claim può però essere utilizzato solo nel caso di prodotti contenenti una dose minima di 4500 unità FCC (Food Chemical Codex) e solo se a seguito della raccomandazione di utilizzarli ad ogni pasto contenente lattosio.

Nella revisione di settembre 2019 del Ministero della salute su “Altri nutrienti e altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico” non vengono indicate disposizioni particolari, limiti o particolari avvertenze per l’utilizzo giornaliero di enzima lattasi. A tal proposito, si ricorda di seguire la posologia e le indicazioni riportate sulla confezione e/o sul foglietto illustrativo dell’integratore in oggetto.

Sicuramente la dieta senza lattosio rimane la miglior terapia, poi come detto sopra, gli integratori sono molto utili in determinate situazioni.

La lattasi, oltre ad essere assunta sotto forma di integratore alimentare (o farmaco), può essere anche aggiunta direttamente al latte, ma questo utilizzo è particolarmente diffuso nell’industria alimentare. Scopriamo come!

La Lattasi: utilizzo industriale

La lattasi può essere aggiunta industrialmente al latte per produrre cibi adatti agli intolleranti che vengono oggi commercializzati con la dicitura “senza lattosio”, quelli comunemente definiti “delattosati“, tra cui latte, burro, ricotta, mozzarella, mascarpone e tanti altri! Ad oggi, ci sono varie tecniche per produrre i “delattosati” con residui più o meno alti di lattosio (<0.1% o <0.01%), leggere sempre bene l’etichetta.

La lattasi può essere ottenuta sia da lieviti come Kluyveromyces fragilis e Kluyveromyces lactis, sia da funghi come Aspergillus oryzae. Il suo utilizzo commerciale primario è scindere il lattosio in modo tale da renderlo fruibile da parte dei latto-intolleranti e migliorare quindi la loro qualità di vita. Creare un prodotto “delattosato” non è così banale, soprattutto in alcuni prodotti è necessario rispettare determinate regole di temperatura, pH e tempistiche per poter garantire un buon prodotto senza lattosio. Quindi attenzione a cosa acquistiamo!

Un po’ di scienza

La lattasi appartiene alla famiglia delle β-galattosidasi e alla classe delle idrolasi, è presente principalmente sull’orletto a spazzola (membrana) degli enterociti differenziati che delineano i villi del piccolo intestino; in parole più semplici e meno scientifiche, il sito in cui viene prodotto questo enzima si trova sull’apice dei villi intestinali che ricoprono la mucosa intestinale dell’intestino tenue (ecco che si spiega subito la correlazione con la celiachia!).

La temperatura ottimale di attività della lattasi è di 38°C con un pH ottimale di 6,5. Il gene che codifica per questa proteina, nell’uomo, è il gene LCT localizzato sul cromosoma 2.

Nel metabolismo il legame β-glicosidico del D-lattosio viene idrolizzato in: D-galattosio e D-glucosio. La reazione catalizzata dalla lattasi è:  C12H22O11 + H2O –>C6H12O6 + C6H12O6 + calore

Per saperne di più vi consigliamo di leggere la nostra pagina dedicata agli integratori di lattasi 

 

Dr.ssa Maria Sole Facioni, PhD

 

Bibliografia:

Szilagyi A. and Ishayek N. Lactose intolerance, Dairy Avoidance, and Treatment Options. Nutrients 2018

Lin MY et al. Comparative effects of exogenous lactase (beta-galactosidase) preparations on in vivo lactose digestion. Dig. Dis. Sci. 1993