Vacanze & Intolleranze: Breve Guida alle Cene Natalizie Senza Lattosio e Glutine in Casa d’Altri

 Un contributo speciale per noi da Elisa, blogger di “sono allergica”

Ricordo che prima veniva il buio presto, appena uscita da scuola. Poi comparivano le lucine per strada, mentre quelle in casa entravano trionfalmente l’8 Dicembre, insieme ad albero e presepe. Per allora i giochi erano fatti, e i miei genitori sapevano già da quali parenti saremmo andati a mangiare il 24, 25 e 26. Ma di solito passavano un altro paio di settimane prima della fatidica domanda: e cosa mangerà Elisa?

Sono celiaca da quando avevo tre anni, e di Natale in Natale ho portato a tavola molte varianti del commensale intollerante: no glutine, no lattosio, no piccante, no nichel e, di recente, no carne e pesce. E se quando ero piccola il maggior pericolo era la prozia Mercedes che mi infilava wafer in bocca a tradimento, aumentando gli anni e restringendo il campo alimentare, ho affinato l’arte dell’evitare cibo contaminato al cenone natalizio a casa altrui. Da cui vorremmo tutti uscire possibilmente indenni e a pancia piena.

Quindi, quali sono i miei consigli per noi animali sociali che dobbiamo sopravvivere al natale intollerante?

 

  • Annunciate (o ricordate!) a chi ospita la cena la vostra intolleranza

Io di solito uso un semplicissimo “Grazie mille dell’invito! Visto che sono celiaca e intollerante a vari altri alimenti, posso darti una mano a preparare qualcosa di adatto a me e buono per tutti?” Lo ricordo anche se sono stata a casa di quella persona in precedenza: a meno che non sia loro ospite tutti i mesi, non mi aspetto che ricordino esattamente cosa posso mangiare, e preferisco ribadire il concetto che rischiare di metterli in imbarazzo a tavola.

Il mio consiglio è di chiedere cosa avevano in mente di preparare e fornire qualche semplice modifica per renderlo adatto a voi: qui sul blog di AILI abbiamo tantissime ricette tradizionali adattate per chi non può mangiare il lattosio, e se tollerate i delattosati sarà una passeggiata. E mi raccomando, mettetevi a disposizione per chiarire tutti i dubbi che possono venire in fase di preparazione.

Io ho personalmente scelto di non nominare il vegetarianesimo se non sono in strettissima confidenza: suggerisco e preparo solo ricette vegetariane ma non mi aspetto che chi ospita me e altre venti persone si debba preoccupare di fornirmi alternative vegetariane a ogni portata. Evito quelle con carne e pesce e ringrazio comunque.

 

  • Offritevi di preparare qualcosa di adatto a voi da condividere con tutti

È il modo migliore per gestire gli scettici e essere sicuri che ci sia qualcosa di adatto a voi in tavola. Va da sé che se chi mi ospita, invece che adattare almeno un’altra portata alla mia dieta, mi invita a portarmi tutto il pasto da casa, viene depennata dalla lista di coloro che frequento sotto Natale. Sul serio, capisco l’inconveniente ma non tollero la discriminazione. Aiuto volentieri a preparare anche due piatti e sono disposta a reperire una pasta ripiena adatta a me, ma dovermi portare dal primo al dolce proprio no.

Suggerite inoltre di preparare antipasti e dolci semplici, tenendo le confezioni degli ingredienti principali: olive, salumi, hummous, funghetti, verdure crude, mais tostato, grissini, parmigiano, cioccolato fondente, frutta secca, ognuno nella sua ciotola in modo da poter capire ad occhio su cosa potete e non potete buttarvi. È molto più facile controllare la contaminazione di un’oliva che di una torta salata, magari preparata con tutte le buone intenzioni.

 

  • Come evitare le contaminazioni senza sembrare control freak

Lo abbiamo vissuto tutti, quel momento in cui il padrone di casa ti indica il piatto di affettati dicendo “quelli li puoi mangiare tutti!”. Ma sono nello stesso piatto dei formaggi, immersi nel liquido della mozzarella e dello stracchino. E sono proprio sotto al cesto dei grissini, da cui cadono copiose le briciole.

A seconda di quanto diffuso è il lattosio nelle portate e di quante altre intolleranze avete, ci sono due soluzioni: una è chiedere di farvi un piatto di cibo non contaminato da tenere su una superficie a parte; l’altra è di isolare invece i piatti contenenti lattosio, creando una tavolata lactose free e chiedendo a chi vuole i latticini di servirsi a parte direttamente nel loro piatto. Quest’ultima soluzione è quella che si usa più spesso a casa mia per garantire che gli antipasti siano senza glutine: sul tavolo del buffet ci sono solo pane e grissini per celiaci, e chi vuole il pane glutinoso va a prenderlo in cucina dopo essersi servito del resto.

In entrambi i casi, consiglio di stampare un cartello simpatico in cui spiegate la situazione a tutti i commensali, prima che qualcuno si avventi sul vostro piatto e rovini le attenzioni del padrone di casa.

Un’altra accortezza è chiedere di essere serviti (o servirvi, se è un buffet) per primi: in questo modo evitate il contatto delle posate di servizio con piatti altrui potenzialmente contaminati, o la caduta di latticini nel piatto da portata, o vi chiamate fuori dall’assalto collettivo al piattone di couscous ognuno con la sua posata contaminata.

(in foto, i miei amici che si premurano di prendermi in giro anche quando tutelano la mia salute 😀 )

 

  • Imparare a dire di no

Per me questo è stato difficilissimo da piccola, quando le intolleranze non erano così diffuse e mi sentivo maleducata a rifiutare grissini, dolcetti e assaggi dal piatto altrui. Ma anche quando sono aumentate le intolleranze e la gente mi diceva “ah, ma l’anno scorso lo mangiavi!” o il sempreverde “ma la mia amica Sara che è intollerante al lattosio lo mangia”.

Se anche a voi sale il magone ogni volta, ricordatevi che l’altro non ha la minima idea che il suo commento vi sta mettendo a disagio, ringraziate nella vostra testa il karma per aver concesso a qualcuno un rapporto privo di conflitti col cibo e rispondete semplicemente: “purtroppo anche una traccia di latte potrebbe crearmi problemi” oppure “le mie intolleranze sono peggiorate” o anche “non sono sicuro che questo sia privo di lattosio”.

Se vi chiedono come mai, potrebbe essere una buona occasione per sensibilizzare qualcuno sull’intolleranza ai latticini: c’è ancora tanta ignoranza in merito, e senza salire in cattedra, possiamo semplicemente raccontare un paio di aneddoti e spiegare che la parola intollerante è spesso usata a sproposito, ma che con un po’ di accortezze noi intolleranti possiamo goderci la vita e il cibo assieme agli altri.

E come gestire il finto intollerante alla propria tavola? Quello che quando evitate lo stracchino vi dice che lui lo mangia ogni tanto e non gli fa niente?

 Primo, bevete un lungo, abbondante, sorso di vino. Secondo, ringraziate il karma per avervi messo nella posizione di chi ha potuto e voluto informarsi a riguardo. Terzo, sfoderate con un sorriso quella che ho scoperto essere la frase più efficace per azzittire l’avversario evitando sia il conflitto che la bugia: “Davvero? Ma che fortuna non avere sintomi forti con piccole quantità come tanti altri intolleranti hanno, hai davvero un intestino speciale!”

 

Un brindisi virtuale a noi amici intolleranti, e grazie ad AILI che si impegna ogni giorno per migliorare la consapevolezza sull’intolleranza al lattosio.

 

E voi che segreti avete per affrontare la maratona alimentare natalizia?

 

Elisa