Osteoporosi, rachitismo ed errato sviluppo osseo sono le principali conseguenze da carenza di Vitamina D conosciuta anche come colecalciferolo.  È noto ormai da tempo come la vitamina D, assieme al calcio, sia fondamentale per il nostro organismo soprattutto per la salute delle nostre ossa. Si tratta di una vitamina liposolubile capace di accumularsi all’interno del nostro organismo e che noi possiamo ottenere anche dalla dieta.

Circa il 90% della Vitamina D che ritroviamo in circolo nel nostro organismo deriva difatti dalla nostra cute in seguito all’esposizione diretta alla luce solare. Nonostante ciò, il 60-80% della popolazione presenta una carenza di Vitamina D. [1]

Proprio per questo motivo il rimanente 10% proveniente dalla dieta risulta fondamentale per mantenere un adeguato livello plasmatico di questa vitamina e di conseguenza andare a contrastare tutte le gravose condizioni sopracitate, soprattutto a carico del nostro sistema osseo, ma non solo.

La Vitamina D presenta infatti diversi siti di azione all’interno del nostro organismo di cui il più conosciuto è sicuramente quello osseo, tuttavia apporta molti altri benefici, ad esempio influisce sulla pressione sanguigna e quindi sul benessere cardiovascolare, diminuisce l’incidenza del diabete mellito di tipo 1 nei bambini ed inoltre regola la crescita ed il differenziamento cellulare che si traduce in un effetto benefico per la prevenzione dei tumori. Da non dimenticare infine l’effetto antiossidante che, soprattutto a livello cerebrale, sembra influire molto nella prevenzione di patologie come l’Alzheimer: è stato dimostrato infatti come individui con Alzheimer presentino valori di Vitamina D inferiori rispetto ad individui sani. [2]

Considerando le varie categorie alimentari, i prodotti lattiero-caseari, oltre ad essere una delle principali tipologie di alimenti ricchi di calcio sono anche una delle fonti maggiormente comuni ed utilizzate di vitamina D.

Questi contengono anche lattosio in quantità variabile, in particolare i prodotti freschi, quindi un individuo latto-intollerante dovrà necessariamente eliminare gran parte dei prodotti lattiero-caseari dalla propria dieta. Diretta conseguenza di ciò è che se questi non vengono sostituiti attraverso specifici alimenti o integrazioni apposite, molto probabilmente si andrà incontro ad una carenza nutrizionale che, oltre a comprendere il calcio, andrà ad intaccare anche i livelli di vitamina D nel nostro organismo.

In letteratura scientifica esistono infatti diverse pubblicazioni a riguardo che evidenziano una certa correlazione tra il genotipo dell’intolleranza al lattosio e bassi livelli di Vitamina D plasmatica [25(OH)D]. In particolare, uno degli studi più recenti (2017) riporta l’analisi di 1495 campioni di sangue tra uomini e donne con età compresa tra 20 e 29 anni da cui è emerso che gli individui con genotipo CC (caratteristico dell’intolleranza al lattosio) presentavano livelli di vitamina D plasmatica inferiori (circa 63 nmol/L) rispetto ad individui con genotipo TT caratteristico degli individui tolleranti al lattosio (circa 76 nmol/L). In questo lavoro è stato inoltre osservato come gli individui intolleranti avevano un intake generale di prodotti lattiero-caseari inferiore rispetto ai latto-tolleranti. [3]

Al fine di comprendere al meglio questi dati, di seguito si riportano i valori analitici di riferimento per la Vitamina D: [4]

  • Sufficiente: [25(OH)D] > 29 ng/mL (> 74 nmol/L)
  • Insufficiente: [25(OH)D] 21-29 ng/mL (tra 51 e 74 nmol/L)
  • Gravemente insufficiente: [25(OH)D] < 21 ng/mL (< 51 nmol/L)

A questo proposito si consiglia, in accordo con il proprio medico, il dosaggio della Vitamina D attraverso le analisi del sangue. In tal modo un individuo intollerante, se carente, potrà trovare delle fonti alternative per far fronte all’apporto giornaliero di Vitamina D.

La Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) raccomanda nei Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana (LARN) per un individuo adulto 10 µg di Vitamina D e 1000 mg di calcio. [5]

“Come può un individuo intollerante al lattosio sopperire a questa carenza?”

Il consiglio è di rivolgersi ad un medico e/o un biologo esperti in nutrizione, i quali valuteranno se è necessaria l’integrazione di Vitamina D con appositi integratori (senza lattosio) o se la carenza è colmabile modificando la dieta con il consumo di alimenti ricchi di Vitamina D e Calcio.

Vi proponiamo due tabelle con gli alimenti ricchi di Vitamina D e calcio che una persona latto-intollerante può assumere:

Fonte BDA – Banca Dati di Composizione degli Alimenti per Studi Epidemiologici in Italia 

 

Fonte CREA – Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione.

 

In queste tabelle non sono riportati (volutamente) i latticini. Esistono numerosi prodotti che, a seconda del processo produttivo e/o di particolari trattamenti, sono senza lattosio (<0.01%). Nelle tabelle sono stati inseriti il Parmigiano Reggiano ed il Grana Padano, due formaggi DOP che, grazie ai loro processi di stagionatura e di produzione, perdono lo zucchero in questione. [8]-[9]

L’ultima accortezza da rispettare è quella di controllare sempre l’etichetta e la lista degli ingredienti, dove il lattosio deve essere indicato in quanto allergene, come stabilito dal Regolamento UE 1169/2011.

Dr. Giancarlo Spinelli

Studente  Scienze della Nutrizione Umana

Università di Pisa

Dr.ssa Maria Sole Facioni, PhD

 

 Bibliografia:

[1] Holick MF, Chen TC. Vitamin D deficiency: a worldwide problem with health consequences. (2008)

[2] Vitamin D: An Evidence-Based Review. Teresa Kulie, et al. (2009)

[3] Alharbi, El-Sohemy. Lactose Intolerance (LCT-13910 C>T) Genotype is associated with plasma 25(OH)D concentrations in caucasians: a Mendelian randomization study. (2017)

[4] Adami S., Romagnoli E., Carnevale V., Scillitani A., Giusti A., Rossini M., Gatti D., Nuti R., Minisola S. (2011). Linee guida su prevenzione e trattamento dell’ipovitaminosi D con colecalciferolo”, Reumatismo, 63 (3): 129-147.

[5] Tabelle LARN 2014 della SINU (Società italiana di nutrizione umana).

[6] Banca Dati di Composizione degli Alimenti per Studi Epidemiologici in Italia a cura di Gnagnarella P, Salvini S, Parpinel M. Versione 1.2015, Website http://www.bda-ieo.it/ .

[7] CREA: Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione.

[8] Sito Consorzio Parmigiano Reggiano.

[9] Sito Consorzio Grana Padano.