Malassorbimento e intolleranza al lattosio

Esistono differenze tra queste due definizioni? Nel referto del vostro Breath Test avete trovato scritto “Malassorbimento”? Vediamo di cosa si tratta.

Come già affrontato in articoli precedenti la digestione del lattosio avviene nell’intestino tenue ad fermenti-latticiopera della lattasi, una proteina espressa all’apice dei villi, estroflessioni che aumentano la superficie totale e quindi a capacità di assorbire dell’intestino stesso. Quando questo non avviene si parla di ipolattasia, ossia deficit di lattasi che determina il malassorbimento di lattosio.

 

 

Tipologie di ipolattasia:

  • L’ipolattasia primaria è dovuta ad una variazione nel DNA ed è una condizione diffusa a livello mondiale, con sostanziali differenze tra i vari gruppi etnici: è minima nelle popolazioni nord-europee, ed è particolarmente elevata in Asia, Africa e Australia. Per ulteriori informazioni visita la nostra pagina. In Italia il deficit di lattasi interessa in media il 40-50% della popolazione, con punte di prevalenza particolarmente elevate nelle popolazioni meridionali (raggiunge il 70% in Campania e Sicilia).
  • Il deficit secondario è un disturbo spesso transitorio, dovuto ad una condizione patologica che compromette il regolare e fisiologico assorbimento del lattosio (Malassorbimento). Alcune malattie (gastroenterite acuta, malattia celiachia, malattia diverticolare, Malattia di Crohn, ecc.), infatti, possono danneggiare i microvilli intestinali, sede dell’attività dell’enzima lattasi. Tale intolleranza può essere transitoria (3-9 mesi) o definitiva essendo legata allo stato della malattia intestinale di base. L’ipolattasia secondaria si verifica quindi quando un danno della mucosa del tenue provoca una temporanea carenza di lattasi; tipicamente tutte le malattie dell’intestino tenue sono in grado di provocare un deficit secondario di lattasi, ma più comunemente infezioni batteriche o virali, infestazioni parassitarie o trattamenti farmacologici che inducono una transitoria perdita di enzima nelle aree di mucosa colpite dal processo infiammatorio o infettivo. È ovviamente una condizione reversibile, che impone l’esclusione dalla dieta delle fonti di lattosio finché non si sia ripristinata la normale struttura della mucosa intestinale.

La ripresa degli alimenti con lattosio può avvenire almeno un mese (consigliabile 3 mesi) dopo la loro sospensione con l’introduzione di piccole dosi: se non vi sono sintomi si può gradualmente aumentare la somministrazione avendo cura di evitare gli eccessi. L’eventuale ricomparsa dei sintomi impone nuovamente la sospensione e il prolungamento del periodo.

Le manifestazioni tipiche sono simili per qualsiasi forma di zucchero che non venga assorbita dall’intestino tenue: fruttosio, mannitolo, dolcificanti alimentari, lattulosio, compresa la fibra alimentare.

Infatti la percezione da parte del paziente del ruolo causale sui sintomi dei vari cibi introdotti con l’alimentazione è spesso errata e l’abolizione dalla dieta di alcuni cibi, di conseguenza, è spesso inutile, se non addirittura dannosa.

Si capisce quindi che non tutti i soggetti con malassorbimento di lattosio, sono realmente intolleranti al lattosio, cioè con un deficit genetico di lattasi. L’intolleranza si manifesta infatti solo nel 30-50% degli ipolattasici.

I motivi per cui ciò accade sono parzialmente chiari.

Fattori che favoriscono la comparsa di intolleranza al lattosio.

  • Sicuramente, la quantità di lattasi residua espressa dalle cellule del tenue rappresenta il parametro principale, ma di fondamentale importanza sono anche: la quantità di lattosio introdotta con l’alimentazione, in quanto nel soggetto con malassorbimento maggiore è il carico orale, maggiore è il rischio di sviluppare sintomi; la composizione del pasto, in grado di condizionare il tempo di svuotamento gastrico.
  • I nutrienti più efficaci nel rallentare lo svuotamento gastrico sono:

– i lipidi,

– seguiti da proteine,

– fibre e carboidrati.

  • Il tempo di transito intestinale è in grado di influenzare il tempo di contatto tra lattosio e lattasi. Un più veloce transito riduce la possibilità di contatto tra enzima e substrato impedendo alla lattasi residua di idrolizzare il lattosio.
  • Un altro parametro fondamentale è rappresentato dalla sensibilità viscerale: i soggetti ipersensibili, cioè caratterizzati da basse soglie di sensibilità, possono percepire come fastidioso uno stimolo a livello del colon che in soggetti normo sensibili risulta asintomatico e possono quindi reagire con disagio agli effetti a livello intestinale.
  • Inoltre le caratteristiche qualitative della flora batterica del colon svolgono un ruolo importante, difatti l’entità dei processi fermentativi che si svolgono nel colon dipendono largamente dalla composizione della flora colonica.
  • Anche fattori psicologici possono influenzare notevolmente il livello di percezione dei sintomi e vanno tenuti in seria considerazione nella valutazione dei disturbi riferiti dal paziente.

 

Conclusione

formaggiIl malassorbimento di lattosio è quindi l’incapacità di digerire lattosio a livello intestinale ed è una condizione ampiamente diffusa in Italia, ma meno frequente (anche se alta) è la sindrome da intolleranza. Infatti le persone che eliminano latte e formaggi dalla propria alimentazione, erroneamente convinti che essi siano la causa dei loro disturbi, sono senza dubbio più numerose rispetto a quelle realmente portatrici della sindrome. E’ pertanto fondamentale il ruolo del medico e/o nutrizionista per prevenire i potenziali deficit nutrizionali in quanto deve chiarire il reale rapporto tra disturbi ed lattosio.

Il Breath Test al lattosio, un test semplice e non invasivo, permette di confermare o escludere la presenza del malassorbimento e, con opportuni accorgimenti, si può diagnosticare la sindrome da intolleranza. Si parla quindi di intolleranza al lattosio quando al malassorbimento di lattosio si associano i sintomi più comuni di intolleranza al lattosio.

Una diagnosi accurata è fondamentale per impostare adeguate misure dietetiche che da un lato evitino carenze nutrizionali e, dall’altro, siano efficaci a migliorare la sintomatologia.

 

Dr. ssa Maria Sole Facioni, PhD

Bibliografia:

Methodology and Indications of the Breath testing in Gastrointestinal diseases: The Rome Consensus Conference – Aliment Pharmacol Ther 2009; 29: 1-19

Shaukat A, Levitt MD, Taylor BC, MacDonald R, Shamliyan TA, Kane RL, Wilt TJ.

Systematic review: effective management strategies for lactose intolerance Ann Intern Med. 2010 Jun 15;152(12):797-803.

Il malassorbimento e l’intolleranza al lattosio Fisiopatologia, diagnosi e approccio terapeutico. Di Stefano, Ottobre 2012, Rivista Società Italiana di Medicina Generale.